Ti ritrovi a fare questa cosa un po’ scema da tifosa, che
non facevi da vent’anni.
Vabbè, forse meno, eppure mentre sei lì a fare questa cosa
un po’ scema non riesci a non pensare ai tuoi sedici anni di vent’anni fa,
quando di cose sceme ne facevi tante, e spesso, e senza la discrezione
che adotti adesso che hai l’età in cui, al massimo, dovresti accompagnare una
ragazzina di sedici anni a fare cose sceme in giro. Un po’ come faceva la tua giovanissima
zia con te, quando volevi andare a Monza a vedere il Gran Premio e ti
accompagnava lei, perché era troppo lontano e mamma non ne voleva sapere: che
un conto era andare da sola a Imola, praticamente dietro casa; ma Monza, con il
treno fino a Milano e tutto, assolutamente no. O quando ti portavano al
Mugello, che era raggiungibile solo in auto, e tu avevi ancora due anni buoni
da aspettare per prendere la patente.
E invece adesso sei lì a fare questa cosa un po’ scema, e
non disponendo di bambini da utilizzare come pretesto hai pattuito con F. che “facciamo
finta che tu volevi andare e io ti ho accompagnato”. Che a 36 anni sei troppo
vecchia per certe cose, e sembra che tutto sia lì per ricordartelo.
A 16 anni, ti catapulti in autodromo/allo stadio/al concerto
dopo un countdown di settimane, incurante delle previsioni meteo, del compito
in classe del giorno dopo, delle ore di viaggio necessarie e dei chilometri da percorrere a piedi una volta scesa dal treno per raggiungere un posto che magari non sai nemmeno bene dov'è.
A 36 anni, verifichi l’itinerario su google maps, aspetti
che la lavatrice finisca il ciclo prima di uscire di casa, riverifichi
l’itinerario sul navigatore chiedendoti se ne vale la pena, stendi la lavatrice, e poi, se
proprio, esci, già preoccupandoti per il parcheggio.
A 16 anni, porti una 38 scarsa e quasi non lo sai.
A 36 anni, vorresti averlo saputo.
E comunque non puoi non notare che la tua ormai compianta
taglia 38, ai tempi, nuotava all’interno di t-shirt extralarge e pantaloni
cargo da maschiaccio, mentre le sedicenni di oggi si fasciano in jeans
iperattillati e microtop che tua madre non ti avrebbe permesso nemmeno in
spiaggia.
A 16 anni, quello della security è un omino.
A 36, è un ragazzetto.
[ne consegue che]
A 16 anni, basta un sorriso e l’omino della security ti
fornisce spontaneamente informazioni, dritte, perfino un pass, come quello che
una volta ti ha permesso di sederti in una conferenza stampa di fianco a Ezio
Zermiani.
A 36 anni, il ragazzetto della security ti chiama “signora” e il sorriso se lo può scordare.
A 36 anni, il ragazzetto della security ti chiama “signora” e il sorriso se lo può scordare.
A 16 anni, del resto, sei carina e fresca come una rosa
anche dopo una sveglia all’alba, un viaggio massacrante e chilometri percorsi a
piedi sotto il sole cocente.
A 36, dopo dieci minuti di permanenza all’aperto hai un
principio di allergia, il trucco sciolto e il capello in rivolta, e fai paura.
A 16 anni, sono tutti più grandi di te di dieci-vent’anni,
se non di più.
A 36, sono tuoi coetanei e alcuni (orrore) sono perfino più
giovani.
A 16 anni, alla prima esposizione di stagione ad un sole già
estivo, ti bruci.
A 36, anche.
In fin dei conti ci sono cose che non cambiano mai.

